Nella piana che ISPRA colloca tra le aree siciliane a più alto rischio di desertificazione, la riforestazione tiene solo se conviene a chi coltiva: ecco il piano che stiamo per avviare.
Salvatore Loiacono
Pedologo, partner di campo a Gela
Nella piana di Gela non c'è un incendio da raccontare: c'è un prosciugamento lento. Le piogge arrivano concentrate in poche giornate, il vento porta via lo strato superficiale del suolo e la sostanza organica cala anno dopo anno. È il meccanismo che rende un campo sterile senza che nessuno gli dia fuoco: contro questo stiamo preparando il piano.
Cosa pianteremo e perché
- Siepi frangivento di carrubo e olivo selvatico sui bordi degli appezzamenti: spezzando il vento caleranno evaporazione e stress idrico delle colture vicine
- Mandorlo selvatico dove il terreno regge ancora, perché fiorisce presto e darà reddito prima delle altre specie
- Compost da scarti agricoli per ricostruire la sostanza organica: senza quella, nessuna pianta attecchisce
Il punto economico
Un albero piantato "per l'ambiente" nella piana di Gela verrebbe arato via nella stagione successiva. Il piano parte proprio da qui: chi curerà le piante sarà pagato per il servizio ecosistemico di presidio nei primi cinque anni, e le specie scelte produrranno qualcosa — baccello, frutto, ombra per il bestiame. Il carrubo comincia a dare raccolto dopo sette-dieci anni: è un investimento, non un gesto.
Il criterio sul sesto d'impianto
Un sesto d'impianto fitto, da bosco su terreno agricolo, farebbe competere le piante per la poca acqua disponibile e renderebbe impossibili le lavorazioni per gli agricoltori. Per questo pianteremo a fila singola sui bordi, con sesti larghi, e lasceremo le capezzagne libere per i mezzi. È un criterio di progetto, non una preferenza estetica.
Come misureremo
NDVI mensile sulle fasce piantate, transetti a piedi due volte l'anno e conteggio delle piante vive fatto dagli stessi agricoltori. Il dato che ci interesserà di più non sarà la crescita: sarà quante siepi saranno ancora curate dopo tre anni. Il criterio è chiaro: se a tre anni le siepi non curate saranno la maggioranza, cambieremo modello di incentivo.
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Metti alla prova i numeri
Ogni albero che pianteremo avrà un codice e una coordinata GPS. Il metodo che descriviamo in questo articolo sarà lo stesso che potrai vedere in una dashboard esportabile.