
Sicilia · Italia
Mandorlo selvatico
Prunus dulcis
- Resistente alla siccità
- Autoctono
- Produzione alimentare
- Desertificazione
- Specie autoctone a rischio
Il primo a fiorire a gennaio: indicatore del clima che cambia e reddito per gli agricoltori della piana.
Perché questa specie
Il mandorlo siciliano è la sentinella dell'aridità: fiorisce quando il resto dorme e sopravvive con piogge minime, ma è sensibile alle gelate tardive. Nella piana di Gela lo piantiamo in filari misti con il carrubo, per ridurre il rischio economico delle aziende agricole che si convertono all'asciutto.
Scheda tecnica (vademecum Fenice Verde)
- Piano bioclimatico
- Non elencato: il vademecum indica il carrubo per le stazioni calde aride
- Substrato ed esigenze
- Suoli poveri, clima asciutto
- Ruolo nella successione
- Specie di accompagnamento nelle fasce agricole
- Comportamento al fuoco
- Non è nell’elenco delle specie che ricacciano
Il vademecum ammette solo materiale autoctono e non cultivar: qui si offre la forma selvatica, non una varietà da frutto.
Nota del vademecum. Specie non compresa nell’elenco indicativo del vademecum (cap. 6.2) e non citata tra le specie da escludere: la scelta va confermata nel progetto esecutivo.
Fonte: Vademecum tecnico per la forestazione e la rinaturazione in Sicilia, Fenice Verde APS, ottobre 2026 — Vademecum cap. 6.2, cap. 6.6. Il vademecum è un indirizzo tecnico: non sostituisce il progetto esecutivo firmato da un dottore agronomo o forestale né le autorizzazioni di legge.
Impatto stimato per albero
0 kg
CO₂ stimata assorbita nei primi 25 anni
0 kg
CO₂ stimata assorbita ogni anno a maturità
0
Persone coperte dall’ossigeno prodotto ogni anno (stima)
0 L
Litri d’acqua non consumati all’anno (stima)
Habitat ricreato: nettare precoce per le prime api dell’anno. Stime su specie e contesto, dati dimostrativi: in produzione derivano dalle misurazioni di campo e dai rilievi NDVI.
Cosa è incluso nel prezzo
- Messa a dimora: piantato nella stagione delle piogge da una cooperativa del territorio, con shelter di protezione e pacciamatura naturale.
- Cura nei primi anni: controlli stagionali, irrigazione di soccorso dove serve e reimpianto delle fallanze a nostre spese entro 24 mesi.
- GPS e foto: le coordinate dell’area di piantumazione e le foto geolocalizzate del giorno della messa a dimora.
- Certificato digitale: un codice albero univoco (formato ROOTS-ITA-2026-XXXXXX) da scaricare, stampare e verificare nel registro pubblico.
- Aggiornamenti: come procede il cantiere, con la conta delle fallanze e, quando ci saranno, i dati NDVI del territorio.
Roots è in fase di avvio: l’albero entra nel piano di piantumazione della prossima stagione delle piogge. Nessun esemplare è stato messo a dimora finora e i numeri di impatto sono stime dichiarate.
Regalare questa specie è lo stesso gesto, con una dedica in più: come funziona il regalo. Se invece vuoi un pezzo di bosco intero, crea una foresta con la specie che preferisci.
Timeline di crescita
Messa a dimora prevista
Messa a dimora
Il mandorlo selvatico viene piantato nella stagione delle piogge con shelter di protezione e pacciamatura naturale. Il codice GPS è registrato il giorno stesso.
Anno 1
Attecchimento
Controllo del tasso di attecchimento e primo reimpianto delle fallanze. Irrigazione di soccorso solo se il partner lo ritiene necessario.
Anno 3
Prima struttura
La pianta supera l’altezza dei cespugli circostanti e inizia a lavorare da sé: ombra sul suolo, radici che trattengono terra e acqua.
Anno 4
Primo servizio ecosistemico
Fioritura e fruttificazione: comincia a produrre semi, habitat per l’avifauna e nettare precoce per le prime api dell’anno.
Anno 25
Maturità
Albero adulto, fino a 8 m. Da qui in avanti la biomassa cresce lentamente e la CO₂ fissata resta stoccata per decenni.
Come la piantiamo
Le regole valgono per tutti i cantieri: vengono dal vademecum tecnico di Fenice Verde APS e dal progetto esecutivo di ogni area.
Prima si guarda cosa c’è già
Se la rinnovazione naturale è sufficiente si protegge e si assiste, senza nuovo impianto; se è parziale si arricchisce solo dove il suolo è scoperto; si pianta l’intero nucleo solo dove la rinnovazione manca o il suolo è degradato.
cap. 4.5
Dopo un incendio non si pianta subito
Si aspetta almeno la primavera successiva, si mappa la ripresa e si distingue il fuoco radente da quello di chioma. Si abbattono solo le piante pericolose lungo strade e sentieri, il resto del legno resta in loco.
cap. 5.1
Solo specie autoctone, in miscuglio
Almeno 3-4 specie arboree e 4-6 arbustive per unità di intervento, arbusti tra il 30% e il 50% delle piante (più nelle stazioni aride), nessuna specie oltre il 40%: gli arbusti proteggono le giovani querce e ne aumentano la sopravvivenza.
cap. 6.4
Si pianta nella stagione delle piogge
Costa e collina (fino a 800-900 m): da fine ottobre-novembre, dopo le prime piogge efficaci, fino a febbraio. Montagna (oltre 900 m): fine inverno-inizio primavera, a gelate finite. Mai nella stagione secca né con scirocco.
cap. 7.1
Nuclei irregolari, non file
Indicativamente 1.000-1.600 piante per ettaro tra alberi e arbusti, più bassa nelle stazioni aride; 1,5-3 m tra le piante dentro i nuclei. Niente file regolari, che creano fasce continue di combustibile.
cap. 7.2
Buca, conca, pacciamatura
Buca di circa 40 × 40 × 40 cm (o trivella), colletto a livello del suolo, conca per raccogliere la pioggia, 5-10 litri di irrigazione d’impianto e disco pacciamato di 40-50 cm o 5-10 cm di cippato.
cap. 7.3
Protezioni contro gli erbivori
Shelter biodegradabili alti 40-60 cm o reti, tutori in legno o bambù, recinzione perimetrale dove ci sono pascolo, cinghiali o daini; le protezioni si tolgono quando la pianta supera il rischio di brucatura, in genere dopo 3-5 anni.
cap. 7.4
Le cure dei primi cinque anni
In ambiente mediterraneo la prima causa di mortalità delle giovani piante è la siccità estiva: per questo le cure durano almeno cinque anni.
Irrigazioni di soccorso
Giugno-settembre, anni 1-3: 2-4 interventi per estate, 10-20 litri per pianta distribuiti lentamente nella conca.
cap. 8.1
Controllo delle erbe concorrenti
Aprile-giugno, anni 1-3: sfalcio o scerbatura manuale in un raggio di circa 50 cm, senza estirpare e senza lasciare il suolo nudo.
cap. 8.1, cap. 8.3
Rilievo dell’attecchimento e risarcimenti
Fine estate-autunno, anni 1-5: conteggio delle piante vive per specie; si risarcisce quando la mortalità supera il 20% dell’unità di intervento.
cap. 8.1, cap. 8.2
Attecchimento atteso
Almeno l’80% delle piante vive a fine primo anno (indicativo). Se una specie fallisce in una microstazione non si ripianta nello stesso punto: si cambia specie o posizione.
cap. 8.2
Niente chimica, e acqua abbondante ma rara
Nessun concime chimico né diserbante; irrigazioni abbondanti e distanziate per spingere le radici in profondità, sospese gradualmente dal terzo anno.
cap. 8.3
La storia del territorio
Siccità pluriennale e avanzata della fascia arida (ultimi 15 anni) · 2019
La piana di Gela è una delle aree d’Italia a rischio desertificazione più alto secondo ISPRA. Non c’è un incendio da raccontare: c’è un lento prosciugamento. Il piano del cantiere prevede siepi frangivento e fruttiferi resistenti (carrubo, olivo selvatico, mandorlo), la ricostruzione della sostanza organica del suolo con compost da scarti agricoli e un pagamento agli agricoltori per il servizio ecosistemico di cura delle piante nei primi cinque anni.
Obiettivo di vegetazione (NDVI)
Comunità locale coinvolta
- Comunità
- 27 aziende agricole e 14 giovani under 35 rientrati in azienda
- Partner locale
- Consorzio Terre del Gelese (IT)
- Agronomo di riferimento
- Dott. Salvatore Loiacono, pedologo
Dove metteremo il tuo albero
Carico la mappa dei territori…
2 punti · Leaflet + OpenStreetMap
Le coordinate indicano l’area del piano e sono spostate di pochi metri per la privacy degli appezzamenti. La posizione puntuale del tuo esemplare viene registrata il giorno della messa a dimora.
Sul campo
Dove metteremo le radici
Ogni esemplare di Mandorlo selvatico entrerà a dimora con la prossima stagione delle piogge, con shelter di protezione e pacciamatura, nel territorio di Piana di Gela, Caltanissetta — Sicilia. Chi lo metterà a dimora è la stessa cooperativa che poi lo curerà: Consorzio Terre del Gelese (IT).
Foto: US Forest Service — pubblico dominio, Wikimedia Commons · immagine illustrativa
Continua a piantare
Altre specie per questo territorio
Specie diverse per lo stesso paesaggio: insieme fanno un bosco, una fascia antincendio o una siepe che tiene il suolo.
Eduardo Milla · CC BY-SA 4.0SiciliaCarrubo
Ceratonia siliqua
- Resistente alla siccità
- Frangivento
- Produzione alimentare
Legge la siccità meglio di qualunque altra specie: con 200 mm di pioggia all’anno produce frutto, ombra e reddito.
- Desertificazione
- Siccità
🇮🇹 Piana di Gela · Cura bassa
- CO₂/anno
- 20 kg
- Acqua risparmiata
- 640 L
- CO₂ assorbita in 25 anni
- 480 kg
28 €per albero1400 disponibili
Xemenendura · CC BY 3.0SiciliaOlivo selvatico
Olea europaea var. sylvestris
- Resistente alla siccità
- Autoctono
- Antincendio
Quando l’incendio passa, l’acebuche rispunta dalla ceppaia: è il segnale che il suolo sotto è ancora vivo.
- Incendi boschivi
- Siccità
🇮🇹 Piana di Gela · Cura bassa
- CO₂/anno
- 18 kg
- Acqua risparmiata
- 520 L
- CO₂ assorbita in 25 anni
- 430 kg
26 €per albero760 disponibili
