
Sicilia · Italia
Pino d'Aleppo
Pinus halepensis
- Antincendio
- Resistente alla siccità
- Incendi boschivi
La specie pioniere del Mediterraneo: ricolonizza i suoli bruciati e ricrea le condizioni perché tornino le latifoglie.
Perché questa specie
Il pino d'Aleppo è la prima specie a rinascere dopo un incendio: il seme sopravvive al fuoco dentro la pigna e germina sulla cenere. Ha radici profonde che tengono insieme i versanti, chioma rada che non accumula combustibile fine e un fabbisogno idrico modesto. Nella riforestazione post-incendio è la specie-ponte: prepara l'ombra e il suolo in cui poi entrano leccio e roverella.
Scheda tecnica (vademecum Fenice Verde)
- Piano bioclimatico
- Termo- e mesomediterraneo (specie pioniera)
- Substrato ed esigenze
- Suoli poveri e mineralizzati
- Ruolo nella successione
- Pioniere: ricolonizza da seme i suoli bruciati
- Comportamento al fuoco
- Molto infiammabile: i coni si aprono dopo il fuoco, la pianta no
La rinascita del pino dopo l’incendio è spontanea: il vademecum la cita tra le specie che si rinnovano da seme, non tra quelle da impiantare.
Nota del vademecum. Il vademecum esclude il pino d’Aleppo dai nuovi impianti perché molto infiammabile (cap. 6.6); l’unica conifera ammessa è il pino laricio nella sua area naturale sull’Etna. Prima di acquistarlo, verifica che il progetto esecutivo del cantiere lo preveda.
Fonte: Vademecum tecnico per la forestazione e la rinaturazione in Sicilia, Fenice Verde APS, ottobre 2026 — Vademecum cap. 5.1, cap. 6.6, cap. 9.1. Il vademecum è un indirizzo tecnico: non sostituisce il progetto esecutivo firmato da un dottore agronomo o forestale né le autorizzazioni di legge.
Impatto stimato per albero
0 kg
CO₂ stimata assorbita nei primi 25 anni
0 kg
CO₂ stimata assorbita ogni anno a maturità
0
Persone coperte dall’ossigeno prodotto ogni anno (stima)
0 L
Litri d’acqua non consumati all’anno (stima)
Habitat ricreato: nidi per rapaci e ghiandaie, funghi simbionti. Stime su specie e contesto, dati dimostrativi: in produzione derivano dalle misurazioni di campo e dai rilievi NDVI.
Cosa è incluso nel prezzo
- Messa a dimora: piantato nella stagione delle piogge da una cooperativa del territorio, con shelter di protezione e pacciamatura naturale.
- Cura nei primi anni: controlli stagionali, irrigazione di soccorso dove serve e reimpianto delle fallanze a nostre spese entro 24 mesi.
- GPS e foto: le coordinate dell’area di piantumazione e le foto geolocalizzate del giorno della messa a dimora.
- Certificato digitale: un codice albero univoco (formato ROOTS-ITA-2026-XXXXXX) da scaricare, stampare e verificare nel registro pubblico.
- Aggiornamenti: come procede il cantiere, con la conta delle fallanze e, quando ci saranno, i dati NDVI del territorio.
Roots è in fase di avvio: l’albero entra nel piano di piantumazione della prossima stagione delle piogge. Nessun esemplare è stato messo a dimora finora e i numeri di impatto sono stime dichiarate.
Regalare questa specie è lo stesso gesto, con una dedica in più: come funziona il regalo. Se invece vuoi un pezzo di bosco intero, crea una foresta con la specie che preferisci.
Timeline di crescita
Messa a dimora prevista
Messa a dimora
Il pino d'aleppo viene piantato nella stagione delle piogge con shelter di protezione e pacciamatura naturale. Il codice GPS è registrato il giorno stesso.
Anno 1
Attecchimento
Controllo del tasso di attecchimento e primo reimpianto delle fallanze. Irrigazione di soccorso solo se il partner lo ritiene necessario.
Anno 3
Prima struttura
La pianta supera l’altezza dei cespugli circostanti e inizia a lavorare da sé: ombra sul suolo, radici che trattengono terra e acqua.
Anno 8
Primo servizio ecosistemico
Fioritura e fruttificazione: comincia a produrre semi, habitat per l’avifauna e nidi per rapaci e ghiandaie, funghi simbionti.
Anno 25
Maturità
Albero adulto, fino a 18 m. Da qui in avanti la biomassa cresce lentamente e la CO₂ fissata resta stoccata per decenni.
Come la piantiamo
Le regole valgono per tutti i cantieri: vengono dal vademecum tecnico di Fenice Verde APS e dal progetto esecutivo di ogni area.
Prima si guarda cosa c’è già
Se la rinnovazione naturale è sufficiente si protegge e si assiste, senza nuovo impianto; se è parziale si arricchisce solo dove il suolo è scoperto; si pianta l’intero nucleo solo dove la rinnovazione manca o il suolo è degradato.
cap. 4.5
Dopo un incendio non si pianta subito
Si aspetta almeno la primavera successiva, si mappa la ripresa e si distingue il fuoco radente da quello di chioma. Si abbattono solo le piante pericolose lungo strade e sentieri, il resto del legno resta in loco.
cap. 5.1
Solo specie autoctone, in miscuglio
Almeno 3-4 specie arboree e 4-6 arbustive per unità di intervento, arbusti tra il 30% e il 50% delle piante (più nelle stazioni aride), nessuna specie oltre il 40%: gli arbusti proteggono le giovani querce e ne aumentano la sopravvivenza.
cap. 6.4
Si pianta nella stagione delle piogge
Costa e collina (fino a 800-900 m): da fine ottobre-novembre, dopo le prime piogge efficaci, fino a febbraio. Montagna (oltre 900 m): fine inverno-inizio primavera, a gelate finite. Mai nella stagione secca né con scirocco.
cap. 7.1
Nuclei irregolari, non file
Indicativamente 1.000-1.600 piante per ettaro tra alberi e arbusti, più bassa nelle stazioni aride; 1,5-3 m tra le piante dentro i nuclei. Niente file regolari, che creano fasce continue di combustibile.
cap. 7.2
Buca, conca, pacciamatura
Buca di circa 40 × 40 × 40 cm (o trivella), colletto a livello del suolo, conca per raccogliere la pioggia, 5-10 litri di irrigazione d’impianto e disco pacciamato di 40-50 cm o 5-10 cm di cippato.
cap. 7.3
Protezioni contro gli erbivori
Shelter biodegradabili alti 40-60 cm o reti, tutori in legno o bambù, recinzione perimetrale dove ci sono pascolo, cinghiali o daini; le protezioni si tolgono quando la pianta supera il rischio di brucatura, in genere dopo 3-5 anni.
cap. 7.4
Le cure dei primi cinque anni
In ambiente mediterraneo la prima causa di mortalità delle giovani piante è la siccità estiva: per questo le cure durano almeno cinque anni.
Irrigazioni di soccorso
Giugno-settembre, anni 1-3: 2-4 interventi per estate, 10-20 litri per pianta distribuiti lentamente nella conca.
cap. 8.1
Controllo delle erbe concorrenti
Aprile-giugno, anni 1-3: sfalcio o scerbatura manuale in un raggio di circa 50 cm, senza estirpare e senza lasciare il suolo nudo.
cap. 8.1, cap. 8.3
Rilievo dell’attecchimento e risarcimenti
Fine estate-autunno, anni 1-5: conteggio delle piante vive per specie; si risarcisce quando la mortalità supera il 20% dell’unità di intervento.
cap. 8.1, cap. 8.2
Attecchimento atteso
Almeno l’80% delle piante vive a fine primo anno (indicativo). Se una specie fallisce in una microstazione non si ripianta nello stesso punto: si cambia specie o posizione.
cap. 8.2
Niente chimica, e acqua abbondante ma rara
Nessun concime chimico né diserbante; irrigazioni abbondanti e distanziate per spingere le radici in profondità, sospese gradualmente dal terzo anno.
cap. 8.3
La storia del territorio
Incendio doloso di luglio 2023 · 2023
Il bosco di Ficuzza è la più grande formazione forestale della Sicilia occidentale e un presidio idrogeologico per la valle del Belice. L’incendio del luglio 2023 ha bruciato la fascia sud-ovest della riserva, lasciando suolo mineralizzato e versanti esposti all’erosione. Il piano del cantiere, da avviare con la cooperativa locale, prevede tre fronti: rimboschimento a macchia larga con pino d’Aleppo e querce autoctone, recupero dei corsi d’acqua minori e sorveglianza delle fasce di ricrescita nei primi tre anni.
Obiettivo di vegetazione (NDVI)
Comunità locale coinvolta
- Comunità
- 38 famiglie di operatori forestali e 4 aziende agricole di Corleone
- Partner locale
- Cooperativa Terre di Corleone (IT)
- Agronomo di riferimento
- Dott.ssa Rosa Mangiapane, agronoma forestale
Dove metteremo il tuo albero
Carico la mappa dei territori…
2 punti · Leaflet + OpenStreetMap
Le coordinate indicano l’area del piano e sono spostate di pochi metri per la privacy degli appezzamenti. La posizione puntuale del tuo esemplare viene registrata il giorno della messa a dimora.
Sul campo
Dove metteremo le radici
Ogni esemplare di Pino d'Aleppo entrerà a dimora con la prossima stagione delle piogge, con shelter di protezione e pacciamatura, nel territorio di Ficuzza, Corleone — Sicilia. Chi lo metterà a dimora è la stessa cooperativa che poi lo curerà: Cooperativa Terre di Corleone (IT).
Foto: US Forest Service — pubblico dominio, Wikimedia Commons · immagine illustrativa
Continua a piantare
Altre specie per questo territorio
Specie diverse per lo stesso paesaggio: insieme fanno un bosco, una fascia antincendio o una siepe che tiene il suolo.
Basotxerri · CC BY-SA 4.0SiciliaLeccio
Quercus ilex
- Autoctono
- Antincendio
La quercia sempreverde del Mediterraneo: longeva, resistente alla siccità e capace di costruire suolo fertile.
- Incendi boschivi
- Specie autoctone a rischio
🇮🇹 Bosco di Ficuzza · Cura media
- CO₂/anno
- 26 kg
- Acqua risparmiata
- 280 L
- CO₂ assorbita in 25 anni
- 610 kg
24 €per albero1800 disponibili
Andy Li · CC0SiciliaQuercia da sughero
Quercus suber
- Antincendio
- Autoctono
Corteccia isolante che la rende quasi incombustibile: una barriera viva al fuoco e una filiera del sughero.
- Incendi boschivi
🇮🇹 Bosco di Ficuzza · Cura media
- CO₂/anno
- 28 kg
- Acqua risparmiata
- 260 L
- CO₂ assorbita in 25 anni
- 640 kg
32 €per albero900 disponibili
Umberto Ferrando · CC BY 2.0SiciliaCorbezzolo
Arbutus unedo
- Antincendio
- Autoctono
Brucia male, ricaccia subito e fiorisce in inverno: l’albero che tiene in vita le api fuori stagione.
- Incendi boschivi
🇮🇹 Bosco di Ficuzza · Cura media
- CO₂/anno
- 16 kg
- Acqua risparmiata
- 300 L
- CO₂ assorbita in 25 anni
- 380 kg
25 €per albero1200 disponibili
